Una nuova politica per le Fondazioni lirico-sinfoniche

Pubblicato il 18/06/2014
Per meglio comprendere le prospettive politico-culturali riguardanti le Fondazioni lirico-sinfoniche, credo sia utile richiamare, in breve, la normativa vigente per i cosiddetti Enti lirici a suo tempo disciplinati dalla famosa legge 800/1967 come enti pubblici, ma poi trasformati in Fondazioni di diritto privato dalla legge del 29 giugno 1996 n. 367, al fine di eliminare le rigidità connesse alla natura pubblica e quindi rendere possibile l'acquisizione di risorse private, ovviamente in aggiunta a quelle statali, regionali e degli enti territoriali come comuni e province. La gran parte di quei fondi provengono dal Fondo Unico per lo Spettacolo. Tutte le Fondazioni perseguono, senza scopo di lucro, la diffusione dell'arte musicale, oltre  che la formazione professionale degli artisti e l’educazione musicale della collettività: compiti questi non di poco conto che spesso, in verità, vengono dimenticati, privilegiandosi invece l’aspetto consumistico della offerta di spettacoli. Per il perseguimento dei propri fini, le Fondazioni come il nostro Teatro Petruzzelli gestiscono direttamente gli spazi, i eatri lirici, gli edifici storici cioè tutte le strutture ad essi connessi e collegati. Le Fondazioni realizzano spettacoli lirici, di balletto e concerti.
È, altresì, chiaro che le Fondazioni lirico-sinfoniche nascono nell’ambito dei complessi processi di privatizzazione che hanno caratterizzato il nostro Paese a partire dagli anni '90 in poi, e quindi gli ex enti lirici dello Stato (come ad esempio il Teatro San Carlo di Napoli, l'Arena di Verona, il Teatro dell'Opera di Roma, il Teatro alla Scala a Milano) sono stati trasformati in Fondazioni. Diverso percorso, invece, ha seguito la Fondazione Petruzzelli, costituita con Legge 11 novembre 2003 nr. 310 al fine di promuovere la diffusione dell’arte lirico musicale e di dotare Bari e la Regione Puglia di una struttura organizzata per lo sviluppo dell’attività lirico sinfonica. Non solo! Tra le finalità perseguite dal Legislatore del 2003 nella costituzione della Fondazione Petruzzelli vi era certamente  l’esigenza di accelerare i tempi di ricostruzione e rifunzionalizzazione del Teatro Petruzzelli e di attribuire alla fondazione neo nata la gestione del Teatro. Pertanto, il Ministero optò per la forma giuridica di fondazione lirico sinfonica e non per quella di “teatro di Tradizione”, privato gestito da privati, che aveva connotato il Teatro Petruzzelli prima dell’incendio del 1991. Un bel salto qualitativo, non c’è che dire!
 
Per altro verso, il processo di privatizzazione appena delineato non sempre si è svolto in modo uniforme, anzi, spesso, ha fatto registrare tendenze contrastanti e contraddittorie. Da una parte, infatti, con la costituzione di Fondazioni di diritto privato, il legislatore si è posto l’obiettivo di gestire, in modo imprenditoriale e in partenariato con il privato, i teatri pubblici del nostro Paese promuovendo spettacoli  di teatro musicale e di balletto, oltre che  concerti sinfonici. Dall'altra, invece, si è mantenuta una disciplina di stampo pubblicistico; ad esempio lo stesso procedimento di approvazione della deliberazione di trasformazione degli ex enti lirici in fondazioni, è stato affidato alla discrezionalità del governo, così come la disciplina degli organi di governo come presidente, consiglio di amministrazione, sovrintendente, collegio dei revisori è prevista direttamente dalla legge; mentre la gestione finanziaria è rimasta soggetta al controllo della Corte dei conti, la vigilanza sull'attività delle Fondazioni è rimasta in capo all'autorità di governo, con poteri anche di carattere ispettivo.
Nello specifico dunque, la disciplina giuridica corrente delle Fondazioni lirico-sinfoniche è dettata dal codice civile, salvo alcune disposizioni particolari contenute principalmente nel D.lgs. 367/2006 come quelle richiamate dal Titolo II di tale decreto che stabilisce lo statuto e gli organi di governo:
  • Il presidente, che di diritto è il Sindaco del Comune nel quale ha sede la fondazione; egli ha la legale rappresentanza dell'ente, convoca e presiede il consiglio di amministrazione e cura l'esecuzione delle sue deliberazioni;
  • Il consiglio di amministrazione, composto da sette membri, compreso il presidente, nominati per quattro anni con le modalità previste dallo statuto (prevedendo, comunque, un rappresentante del governo e uno della regione), che approva le modifiche statutarie e i bilanci, nomina e revoca il sovrintendente, approva i programmi di attività artistica da lui predisposti, stabilisce gli indirizzi di gestione economica e finanziaria, elegge nel proprio seno il vicepresidente ed esercita ogni altro potere non attribuito ad altri organi;
  • Il sovrintendente, scelto tra persone dotate di specifica e comprovata esperienza nel settore, che partecipa alle riunioni del consiglio di amministrazione con diritto di voto (salvo per le deliberazioni relative alla sua nomina e revoca o ai programmi di attività); egli dirige l'attività di produzione artistica e le attività connesse; nomina o revoca il direttore artistico o musicale;
  • Il collegio dei revisori, composto di tre membri effettivi ed un supplente di nomina governativa, che dura in carica quattro anni e vigila sull'amministrazione dell’ente.
Ma notevoli difficoltà in termini di governance sono presto venute a galla, soprattutto per quanto concerne il rapporto con i soci privati in costante decrescita in questi anni; a Bari ad esempio, è cosa nota il disimpegno avvenuto cinque anni fa dell’unico soggetto privato locale, disposto a intervenire di tasca propria e, successivamente, della Camera di Commercio.
Dagli studi effettuati dal Ministro Bondi sugli esercizi finanziari del periodo ricompreso tra il 2004 e il 2008, poi successivamente ripreso dal Ministro Bray, nel 2013, è emerso che le fondazioni lirico sinfoniche hanno registrato un disavanzo totale pari a 100 milioni di euro. Tale circostanza potrebbe trovare giustificazione nella incomprimibile crescita dei costi di produzione, cui non corrisponde un pari incremento nella contribuzione versata dai fondatori pubblici enti locali e dai fondatori privati, soggetti, i primi, agli effetti della c.d. spending review e attanagliati, gli altri, dalla crisi economica che su scala mondiale ha colpito l’intera economia nell’ultimo decennio. Tanto, in realtà, era stato già teorizzato quale “sindrome di Baumol” o “legge della crescita sbilanciata” in uno studio sullo spettacolo dal vivo condotto da Baumol e Bowen nel 1966 nel saggio “Performing Arts: The Economic Dilemma”.
Pertanto il Legislatore ha tentato di avviare una nuova ed ulteriore riforma, accentuando (ma con scarsi risultati) il carattere imprenditoriale in attuazione dei principi di economicità. Ciononostante, le Fondazioni hanno continuato a registrare perdite e disavanzi di bilancio. Solo per fare alcuni esempi, la Corte dei conti, solo due anni fa, nel 2012, ha accertato che i risultati economici delle Fondazioni risultavano negativi mostrando (salvo che per alcune realtà come l'Accademia di Santa Cecilia e il Teatro Massimo di Palermo) una situazione patrimoniale e finanziaria molto grave rispetto a quella, già assai critica, registrata nel 2008. La Corte dei conti sottolineava che, nel 2010, quasi tutte le Fondazioni avevano chiuso in perdita gli esercizi con un disavanzo di 39,5 milioni di euro!
Si è dunque reso necessario un immediato piano di risanamento, grazie al cosiddetto decreto Valore Cultura voluto dall’ex ministro Massimo Bray, nell’ottobre del 2013. Il legislatore ha introdotto una disciplina finalizzata al “risanamento”. Le Fondazioni non in grado di far fronte ai debiti certi ed esigibili hanno presentato un piano di risanamento ad un commissario straordinario.
I principali contenuti di tale piano comprendono:
  • la rinegoziazione e ristrutturazione del debito della fondazione;
  • l'indicazione della contribuzione a carico degli enti diversi dallo Stato partecipanti alla fondazione, quindi Regioni, Province e Comuni;
  • riduzione della dotazione organica del personale tecnico e amministrativo fino al 50% di quella in essere al 31 dicembre 2012 e una razionalizzazione del personale artistico;
  • l’individuazione di soluzioni idonee a riportare la Fondazione nelle condizioni di attivo patrimoniale e almeno di equilibrio del conto economico;
  • la applicazione dei livelli minimi delle voci del trattamento economico previsto dal vigente contratto collettivo nazionale di lavoro.
Voglio sottolineare, infine, che, in base all’art. 11, comma 14, di quel decreto- legge, le Fondazioni lirico-sinfoniche che non hanno presentato o approvato il piano di risanamento, ovvero che non raggiungeranno entro l'esercizio 2016, condizioni di equilibrio di bilancio, saranno poste in liquidazione. Per sostenere tale piano di risanamento per l'anno 2014 si è previsto un fondo pari a 125 milioni di euro per la concessione di finanziamenti di durata fino a un massimo di trenta anni e sono state individuate norme di intervento e di risanamento per il rilancio complessivo del sistema delle Fondazioni lirico-sinfoniche nel nostro Paese. Ancora una volta, ciò è avvenuto principalmente attraverso l'indicazione di una struttura di governance e con la rimodulazione dei criteri di assegnazione dei finanziamenti pubblici. La normativa ha così previsto che le Fondazioni lirico-sinfoniche dovranno modificare il proprio statuto entro il 31 dicembre 2014, adeguando la propria struttura alle seguenti condizioni:
  1. il presidente della Fondazione dovrà essere il Sindaco del Comune nel quale ha sede la Fondazione, ovvero una persona da lui nominata, con funzioni di rappresentanza giuridica dell'ente;
  2. il consiglio di indirizzo, responsabile del pareggio del bilancio della fondazione, dovrà essere composto dal presidente e dai membri designati da ciascuno dei fondatori pubblici e dai soci privati che versino almeno il 5% del contributo erogato dallo Stato;
c) il collegio dei revisori dei conti dovrà essere composto da tre membri, rinnovabili per non più di due mandati, di cui uno, con funzioni di presidente, designato dal Presidente della Corte dei conti fra i magistrati della Corte dei conti.
 
Il decreto del 2013 ha previsto che la quota del fondo unico per lo spettacolo destinata alle Fondazioni venga attribuita sulla base dei nuovi seguenti criteri:
a) il 50% in considerazione dei costi di produzione derivanti dai programmi di attività realizzati da ciascuna fondazione nell'anno precedente quello cui si riferisce la ripartizione;
b) il 25% verrà erogata in considerazione del miglioramento dei risultati della gestione attraverso la capacità di reperire risorse;
c) il 25% potrà essere finanziato in considerazione della qualità artistica dei programmi, con particolare riguardo per quelli atti a realizzare spettacoli lirici, di balletto e concerti coniugati da un tema comune e ad attrarre turismo culturale.
 
Ma va anche detto che l'intervento di risanamento e di rilancio del sistema musicale, contiene senza dubbio alcuni elementi di “discontinuità” rispetto al passato: in particolare, esso appare andare nel senso di una definitiva rottura con la precedente prassi del legislatore di intervenire mediante interventi episodici, come quelli destinati alle Fondazioni che avevano più ‘peso politico’ e storia dietro alle loro spalle (vedi La Scala di Milano o il Teatro dell’Opera di Roma). Ciò nonostante, a mio parere, tale disciplina non rappresenta una riforma complessiva della materia più volte annunciata in questi anni - ma mai varata- a livello parlamentare (vedi i vari ddl in materia di spettacolo dal vivo), ma soltanto una previsione contenuta in un decreto legge emanato sulla base della massima urgenza.
 
È tuttavia indicativo che la disposizione coniughi, forse per la prima volta, il “risanamento”, piuttosto che il “salvataggio” delle Fondazioni lirico-sinfoniche, con la necessità del loro “rilancio” a livello nazionale e internazionale in una prospettiva di medio-lungo periodo. Quirino Principe su «Il Sole 24Ore» dell’8 dicembre 2013 ci ricorda che «... un teatro d’opera, per definizione produttore di cultura, di idee, di significati che danno senso alla nostra vita e trasmettono idee simboliche, archetipiche e fondamentali, dovrebbe essere valutato primariamente in relazione con le idee, con la coltivazione della coscienza e dell’identità culturale, eccetera. È scandaloso che in Italia i teatri d’opera siano valutati quasi esclusivamente come costi, come problemi fastidiosi che sarebbe meglio rimuovere».
Appare, altresì, chiaro l’intento del legislatore di avviare il percorso di risanamento delle Fondazioni, incidendo sui costi del personale nonostante le legittime opposizioni sindacali dei lavoratori dello spettacolo. Accanto al taglio della spesa per il personale rispetto a quello in essere al 31 dicembre 2012, infatti, è stata prevista anche una vera e propria razionalizzazione delle spese per il personale artistico, anch'esse assai incidenti sul disavanzo di tali enti.
Nell’ottica del legislatore, probabilmente, la decrescita dei costi delle Fondazioni rappresenta uno strumento per favorire, nonostante la grave crisi finanziaria in cui versa il nostro Paese e il contesto di spending review, una maggiore partecipazione da parte dei privati. L’aspettativa, quindi, è che la ultima riforma costituisca un incentivo al coinvolgimento, nell'ambito del settore musicale lirico-sinfonico italiano, di sempre più numerosi soggetti imprenditoriali sino ad oggi intervenuti in misura marginale. Ed in questo, mi pare giusto sottolinearlo, a Bari e nella Puglia siamo molto, ma molto indietro. Sarà compito della nostra Fondazione trovare le risorse necessarie al suo funzionamento. Abbiamo una orchestra, un coro e un corpo di maestranze tecniche composti da giovani che hanno una età media di 29 anni; tutti disposti ad accollarsi sacrifici personali pur di restare a lavorare qui a Bari, tra noi e con noi. Sempre al massimo livello.
Sarà mia cura coniugare le ferree leggi del bilancio della Fondazione, con la qualità e la originalità delle proposte. E sono convinto che tra Puglia e Basilicata, abbiamo un pubblico potenziale enorme che va solamente individuato e coinvolto al meglio. Questo è il mio impegno personale per la Fondazione Petruzzelli e per uno sviluppo della cultura nel nostro territorio.
(Versione aggiornata al 10 giugno 2014)

*Diplomato in pianoforte al Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari e in direzione d’orchestra al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, perfezionandosi con i maestri Vincenzo Vitale in pianoforte e Franco Ferrara in direzione d’orchestra. Dal 1992 al 2010 è stato direttore artistico del Teatro Lirico di Cagliari. Ha profuso grande impegno nella diffusione dei compositori italiani contemporanei. Dal 2012 è consulente artistico dell’orchestra Mozart di Claudio Abbado. Nel 2015 è stato riconfermato sovrintendente e direttore artistico della FLS Petruzzelli e teatri di Bari.



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