La Puglia dello spettacolo

Pubblicato il 02/04/2014
L’esperienza pugliese nel settore dello spettacolo rappresenta una best practise, riconosciuta a livello nazionale ed europeo, fondata su tre direttrici: una visione strategica del ruolo delle attività culturali per la crescita civile delle comunità; l’ascolto continuo delle necessità dei territori e delle esigenze degli operatori; la verifica costante dell’attuazione degli obiettivi fissati dal governo regionale.
La Regione Puglia ha eletto, fin dal 2006, l’azione pubblica su cultura, beni culturali e creatività a componente prioritaria delle proprie politiche per lo sviluppo socioeconomico, la coesione territoriale e l’inclusione sociale. Nel settore dello spettacolo, partendo dalla L.R. n.6/2004 che disciplina le attività culturali, ci si è posto l’obiettivo (che oggi può considerarsi conseguito) della costruzione del sistema regionale dello spettacolo, un sistema aperto (in entrata e in uscita), costituito da soggetti diversi per quantità e qualità delle attività e governato da un quadro normativo (Regolamento e Programma triennale) semplice e certo, trasparente e capace di verifiche continue sulla realizzazione dei programmi e sulla regolarità gestionale dei beneficiari.

Abbiamo iniziato, nel 2005, che non c’era praticamente nulla: pochi fondi disseminati senza un criterio, nessuna idea, molti clienti prostrati ai piedi della amministrazione per conquistarsi un brandello di sopravvivenza. Niente prospettive di crescita e di futuro.
Il noi non è usato a caso, perché si tratta di un gruppo di persone, prevalentemente giovani (non io…), che si sono messe insieme per pensare, e poi per progettare. Persone politicamente coinvolte, ma del tutto esterne al sistema dei partiti, colte da una nuova speranza, desiderose di “dare un contributo”. E’ andata davvero così, un po’ per amore e un po’ per caso. Non esisteva neppure un Assessorato alla Cultura, solo un pugnetto di funzionari regionali proni al volere del potere politico, non c’erano strutture, agenzie, enti o fondazioni. Ricordo con angoscia la mia assillante domanda interna, all’epoca: e da dove comincio?
Subito ci è balenata una idea. Cominciamo dalle strutture, partiamo direttamente dalla creazione di un sistema organizzato. E in poco più di un anno nasce la Apulia Film Commission, la Regione entra come socio in Teatro Pubblico Pugliese, si crea un albo dei soggetti dello spettacolo, si scrivono programmi triennali di intervento, si individua una (dico una!) collaborazione esterna esperta. Insomma, si passa in poco tempo ad attrezzare gli strumenti e l’organizzazione. Tutti strumenti “leggeri”, poche persone qualificate, nessuna prebenda, nessuna poltrona, nessuna lottizzazione; e intanto il Teatro Pubblico Pugliese e la Apulia Film Commission, entrambi enti compartecipati dagli Enti Locali, sono pronti ad attivare le politiche della Regione, a fungere da “soggetti attuatori”.
Ho voluto ricordare questi esordi, cinque anni dopo, per spiegare che anche una Amministrazione pubblica può lavorare in una logica di efficienza e di qualità; basta volerlo. Non che sia stato facile (polemiche e pressioni in abbondanza hanno accompagnato e ancora oggi accompagnano il percorso), bisogna essere ostinati, pazienti e soprattutto liberi da vincoli e dipendenze improprie. E bisogna avere le idee chiare.
Dunque, le idee: poche, ma precise. Le snocciolo semplicisticamente, le dispongo in fila come i Dieci Comandamenti. Cercare sempre e solo la professionalità; costruire reti e sistemi; puntare sui giovani talenti; intersecare le vocazioni dei territori; superare le barriere tra i diversi segmenti del sistema; ottimizzare l’utilizzo delle risorse finanziarie; programmare; monitorare i risultati; cambiare subito ciò che non funziona; osare (Silvia Godelli, La Puglia della cultura e della creatività, in «Italianieuropei», 2011)
 
Con la L.R. n.6/2004 sono stati istituiti l’Albo regionale dei soggetti che operano negli ambiti dello spettacolo, distinto per settori e il Fondo Unico Regionale dello Spettacolo (FURS), finalizzato a sostenere e a incrementare le attività nei settori del cinema, del teatro, della musica, della danza e dello spettacolo viaggiante, alla cui dotazione finanziaria si è provveduto con l'istituzione di apposito capitolo di spesa da iscriversi annualmente nel bilancio pluriennale della Regione. Ogni anno, attraverso il Piano annuale dello Spettacolo, in base all’istruttoria compiuta dall’Ufficio Spettacolo sulle domande di finanziamento pervenute, si sono individuati gli interventi in favore dei soggetti privati iscritti all’Albo, degli Enti Locali e dei soggetti pubblici e privati ammessi alla promozione regionale.
L’iscrizione all’Albo è disciplinata dal Regolamento che fissa i requisiti soggettivi (sede legale in Puglia, forma giuridica del soggetto, regolarità fiscale e contributiva) e di attività (almeno tre anni di attività nel settore, quantità minima di attività realizzata nell’ultimo anno). L’entità dell’intervento regionale nei confronti dei soggetti iscritti all’Albo è calcolata sulla base di tre parametri (la storicità di finanziamento, la quantità di attività e la qualità artistico-culturale del soggetto e del progetto). La liquidazione dell’intervento avviene a presentazione del resoconto dell’attività realizzata e del rendiconto finanziario accompagnata dalla documentazione di spesa. Ai soggetti iscritti all’Albo è stata destinata, nel quinquennio 2009/2013, la quota prevalente del FURS, in considerazione degli obblighi richiesti (continuità e minimi di attività, documentazione analitica e quota minima di cofinanziamento).
Oltre i soggetti iscritti all’Albo, che hanno priorità di finanziamento, il Regolamento prevede la possibilità per gli Enti Locali pugliesi e per i soggetti pubblici e privati di presentare un progetto organico di attività per l’annualità di riferimento, da finanziare attraverso un intervento in promozione.
Il Regolamento delle attività in materia di spettacolo (n.11/2007 e s.m.i.) ha consentito una governance del sistema dello spettacolo pugliese fondata su regole semplici, certe e trasparenti che hanno messo i soggetti regionali in condizione di progettare le proprie attività con maggiore consapevolezza e sulla base di ragionevoli aspettative di finanziamento. E’ stata definita una modulistica unica, da utilizzare per presentare la istanza di finanziamento, anche per permettere una più agevole istruttoria da parte degli Uffici. Sono stati introdotti parametri di valutazione quantitativa indicizzati e trasparenti (la storicità di finanziamento, i lavoratori impiegati , l’attività realizzata) e di valutazione qualitativa (biografia del soggetto, programma di attività), assegnando a ciascuno di essi un “peso” diverso nella valutazione.
In virtù di tale impianto normativo si è migliorata sensibilmente la relazione fra l’Amministrazione e i soggetti interessati, grazie al continuo ascolto (che ha indotto tre modifiche del testo originale, in accoglimento di proposte avanzate dai soggetti) e alla comune verifica dei risultati ottenuti. Questo modello di relazione aperta ha inoltre favorito il conseguimento di uno degli obiettivi principali delle politiche regionali, quello del riequilibrio territoriale, cioè della medesima attenzione nei confronti delle attività realizzate in ogni parte della regione. Dalla Tabella che segue, elaborata sulla base del Piano dello Spettacolo 2013, si evidenzia come la percentuale di domande finanziate a valere sul FURS, rispetto al numero delle domande presentate dai soggetti iscritti all’Albo, dagli Enti Locali e in promozione, nei sei territori provinciali pugliesi è sostanzialmente omogenea e che le differenze fra territori è conseguenza solo del numero di domande presentate.
 
ISTANZE
2013
PRESENTATE FURS NON AMMISSIBILI FINANZIATE  
BARI 124 24 103 83%
BAT 11 1 8 73%
BRINDISI 24 3 21 88%
FOGGIA 23 6 17 74%
LECCE 60 19 44 73%
TARANTO 45 0 41 91%
 
 
Nel grafico allegato (Allegato 1) sono riportati i dati relativi ai Piani annuali dello Spettacolo dal 2009 al 2013, suddivisi in base alle tre tipologie (Albo, Enti Locali, Promozione) individuate dal Regolamento regionale in materia di spettacolo e dai Piani triennali succedutisi nello stesso periodo.

Il grafico prende in considerazione il quinquennio 2009/2013, poiché dall’annualità 2010 il sistema regionale dello spettacolo è stato sostenuto anche con i fondi strutturali europei (FESR), il cui utilizzo, in una visione di sistema, ha consentito di compensare la contrazione delle risorse regionali, conseguente alla crisi della finanza pubblica. Nonostante nel quadriennio 2010/2013 la dotazione del FURS si sia mantenuta ad un livello pressoché costante, è evidente la riduzione di disponibilità finanziaria rispetto all’annualità 2009: si passa dai circa 6 Meuro a mediamente circa 3 Meuro. L’integrazione con i fondi comunitari ha impedito che la riduzione del FURS determinasse un impoverimento del sistema regionale, che, anzi, in questi anni, si è ulteriormente rafforzato, sperimentando nuove modalità di attività e realizzando progettualità fortemente innovative.
Il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR) è uno dei fondi strutturali dell'Unione Europea ed è lo strumento principale della sua politica regionale. La Puglia, con il Piano Pluriennale di Attuazione del Programma Operativo FESR Puglia 2007/2013, ha individuato un Asse di Intervento, l’Asse IV, diretto a garantire una più efficace valorizzazione delle risorse culturali, artistiche, paesaggistiche, naturali, anche al fine di costruire una società più aperta ed inclusiva in grado di garantire livelli più elevati di vivibilità e di qualità della vita, favorendo le sinergie tra la dimensione economica, sociale ed ambientale. Le tipologie di intervento individuate nell'Asse sono orientate a rendere più efficiente la gestione delle risorse naturali e culturali, rafforzando la creazione e la qualificazione delle reti e dei sistemi regionali al fine di conseguire maggiore qualità nei servizi, efficienza nella spesa, adeguate economie di scala e capacità di aggregazione della domanda.
All’interno dell’Asse IV è stata individuata la Linea d’Intervento 4.3 Sviluppo di attività culturali e dello spettacolo, con una dotazione finanziaria di 55 milioni di euro (pari all’1 per cento dell’intero FESR Puglia). La Linea 4.3 si articola in due Azioni: la 4.3.1 «Servizi di promozione, comunicazione, infrastrutturazione tecnologica e digitale, per la valorizzazione turistica del territorio e dei bene e contenitori culturali ai fini dell’attrattività delle location pugliesi per produzioni cinematografiche e televisive», con una dotazione di 18,5 milioni di euro destinata al settore audiovisivo, e la 4.3.1 «Promozione di iniziative artistiche e culturali in grado di mobilitare significativi flussi di visitatori e turisti di cui sia valutata la domanda potenziale, anche ai fini di destagionalizzazione dei flussi di visita, dell’allungamento della stagione e di una maggiore attrazione di differenti segmenti di domanda», con una dotazione di 36,5 milioni di euro destinata alle attività culturali e dello spettacolo dal vivo (musica, teatro, danza). Gli interventi programmati sulla Linea 4.3 hanno privilegiato tre direttrici: valorizzazione e gestione integrata del patrimonio ambientale e culturale; emersione e sostegno dei talenti e delle imprese creative; sviluppo di azioni di filiera nel settore della creatività e creazioni di reti territoriali ed interdisciplinari.
La Puglia ha scommesso sulla infrastrutturazione immateriale finalizzata all’attrattività territoriale, senza commettere l’errore di considerare le risorse straordinarie europee sostitutive di quelle ordinarie regionali, ma impiegando le prime come integrative delle seconde. Questa impostazione ha, come già detto, consentito a tutto il sistema regionale dello spettacolo di risentire solo marginalmente della crisi ed ha favorito lo sviluppo di una cultura d’impresa in tanti soggetti che hanno, in maniera nuova e inedita, affrontato il mercato e instaurato relazioni mature con le istituzioni. Prendendo atto di questa trasformazione la Regione Puglia, con la DGR n.2476/2012, ha istituito il Distretto Produttivo della Puglia Creatività, che riunisce 216 micro, piccole e medie imprese culturali e creative (34 del settore cinema e audiovisivi, 32 della musica, 23 del teatro, 18 della danza, 21 delle arti visive, 9 del design, 26 nel settore dei multimedia, 2 in quello delle nuove tecnologie e 51 dei servizi). Partner delle imprese del Distretto sono 5 università, 6 organizzazioni datoriali e sindacali, oltre ai due organismi in house Apulia Film Commission e Teatro Pubblico Pugliese. Gli ambiti principali in cui il Distretto opera, a sostegno delle imprese associate, sono l’innovazione tecnologica e di processo, l’internazionalizzazione e la formazione, ma anche l’affiancamento per le giovani imprese in start up, lo scambio di servizi e l’assistenza nell’accesso ai fondi comunitari riservati alla PMI.
La visione strategica ed unitaria del sistema dello spettacolo regionale ha guidato il processo di integrazione fra le risorse regionali e quelle comunitarie (FESR). Con gli interventi a valere sul FESR si è favorita principalmente la sperimentazione di innovativi modelli di produzione e di programmazione (Puglia Sounds, Teatri Abitati, Schermi di Qualità, solo per richiamare quelli più importanti), ma è stato possibile investire anche su quelle attività di servizi spettacolari realizzate da soggetti iscritti all’Albo e non, nonché dagli Enti Locali, coerenti con gli obiettivi e con i criteri di selezione fissati nella Linea 4.3 del Piano Operativo Regionale FESR 2007/2013.
Dall’analisi del grafico allegato (Allegato 2), è evidente come la riduzione del FURS, intervenuta nel 2010, sia stata ampiamente compensata dall’utilizzo integrato dei fondi comunitari, che ha rilanciato l’investimento a titolarità regionale nello spettacolo. Per ogni annualità del quinquennio 2009/2013 il grafico riporta tre valori/colonna: il primo valore indica il totale dell’investimento, ottenuto sommando l’ammontare del FURS previsto dal bilancio regionale agli investimenti con risorse FERS della Linea 4.3; il secondo ed il terzo calcolano, rispettivamente, l’incidenza percentuale delle risorse a valere sul FURS e sul FESR rispetto al totale dell’anno.
 
La progettazione dei fondi strutturali destinati alle attività culturali dello spettacolo ha rappresentato un vero e proprio esperimento su come rendere coerente con l’uso tradizionale dei fondi strutturali la “infrastrutturazione immateriale” dei territori, che passa attraverso il miglioramento della qualità di vita dei residenti, la capacità di attrazione dei territori, la valorizzazione dei beni culturali mediante la fruizione di attività culturali, l’incremento dello stock di conoscenze delle popolazioni. È stato necessario superare non pochi scetticismi e qualche resistenza, sul piano teorico ma soprattutto su quello delle procedure che nel FESR sono pensate e organizzate per lavori, forniture e servizi materiali. Si è fatto un grande sforzo per renderle quelle procedure compatibili ai servizi immateriali, propri delle attività culturali di spettacolo. Ma si è anche, applicando l’art.51-bis della Legge n.134/2012 che riconosce a tutti gli organismi dello spettacolo costituiti in forma di impresa la qualifica di micro, piccola e media impresa, introdotto il regime di “aiuti” nel settore dello spettacolo (il biennio 2012/2014 delle residenze teatrali è finanziato in regime di aiuti de minimis).
Al 31/12/2013 l’intera dotazione della Linea 4.3 (55 milioni di euro) è stata impegnata al 100 per cento, attraverso l’affidamento di attività agli organismi regionali del cinema (AFC) e dello spettacolo dal vivo (TPP) ed alle assegnazioni da parte della Regione, mediante procedure di evidenza pubblica, ai soggetti culturali e dello spettacolo. Alla stessa data la Linea 4.3 ha certificato una spesa di 43 milioni, pari al 76 per cento della dotazione.
Per l’esercizio cinematografico sono stati impegnati 8 milioni di euro, sostenendo la digitalizzazione dell’80 per cento della sale cinematografiche pugliesi fino a 4 schermi e la programmazione di qualità, in rete tra festival e sale cinematografiche. Oltre 10 milioni di euro sono stati destinati alla produzione cinematografica, attraverso la realizzazione dei Cineporti di Bari e Lecce (strutture di servizio per le produzioni che girano in Puglia), a diverse esperienze laboratoriali di scambio fra maestri europei e giovani talenti pugliesi e alla valorizzazione delle location regionali al fine di attrarre investimenti da parte delle major produttive nazionali ed internazionali, oltre che alle cinque edizioni del Bifest (Bari International Film Festival).
Per le arti visive l’investimento è stato di 2,3 milioni di euro, mentre per lo spettacolo dal vivo di 29 milioni di euro, di cui circa 10 milioni nel settore della musica (Puglia Sounds, Medimex e le eccellenze dei festival), 10 milioni in quello del teatro (Teatri Abitati e valorizzazione dei beni architettonici e ambientali), 3 milioni per la danza (Dansystem e NID piattaforma nazionale della danza), mentre i restanti 6 milioni sono stati impiegati per la comunicazione (Puglia Events, il portale degli eventi), la cabina di regia della progettazione settennale e gli staff organizzativi di progetto.
Tre sono stati i modelli di sviluppo della filiera della creatività sperimentati nella programmazione 2007/2013 (che, in continuità, la Regione Puglia pone alla base della programmazione 2014/2020 in fase di definizione): Puglia Sounds, Teatri Abitati e Circuito di Qualità.
Puglia Sounds, il primo sistema regionale integrato delle “musiche”, ha sviluppato tre sezioni: Puglia Sound Live, per la programmazione sul territorio; Puglia Sound Export, per l’internazionalizzazione delle produzioni musicali pugliesi e Puglia Sounds Records, per la promozione della produzione discografica pugliese. Con Puglia Sounds sono state sostenute, in questi primi quattro anni, 450 micro, piccole e medie imprese musicali e coinvolti 60 Comuni. Da un’indagine dell’Istituto Media&Giornalismo dell’Università della Svizzera Italiana emergono dati di settore molto significativi: nel periodo 2008/2010 le imprese musicali attive sono aumentate del 24% e gli occupati nel settore del 68%, mentre la spesa del pubblico ha avuto nel 2011 un incremento del 34% rispetto all’anno precedente. Nel 2012 il progetto “rete dei festival” di Puglia Sounds ha ricevuto il premio Festival of Festivals. Il Medimex, la Fiera delle Musiche del Mediterraneo (di cui in contemporanea con questo incontro si sta svolgendo la terza edizione) occupa uno spazio esposito di 8000 mq con 170 stand (visitati nel 2012 da oltre 10.000 spettatori). L’indagine citata ha calcolato per l’edizione 2011 una ricaduta degli investimenti sul territorio pari a 5,6 euro per ogni euro di finanziamento regionale.
Teatri Abitati, la rete regionale delle residenze teatrali, costituisce unanimemente una delle esperienze più innovative di riordino del sistema teatrale. Dodici spazi teatrali pubblici, nella piena disponibilità degli Enti Locali, sono stati valorizzati e messi a disposizione della comunità da 11 compagnie teatrali e 1 compagnia di danza. Il progetto è nato dalla considerazione che l’Ente Locale utilizzava scarsamente gli spazi costruiti o ristrutturati con notevoli investimenti pubblici, assicurando, laddove ci riusciva, una ridotta offerta culturale e artistica, a causa di inadeguate competenze specifiche (gestionali e progettuali) e delle esigue risorse pubbliche disponibili. A fronte di questi spazi pubblici chiusi o semiaperti, si segnalavano medie e piccole imprese teatrali con una capacità creativa limitata dalla mancanza di una “casa”. Queste due debolezze sono state coniugate nel progetto Teatri Abitati e sono diventate presto una forza dell’intero sistema regionale, come testimoniato dai premi nazionali ricevuti (l’Eolo Awards 2011 per il miglior progetto che ha più sostenuto e sviluppato il teatro ragazzi; il Premio Hystrio-Altre Muse 2012 in quanto esperienza che si è imposta all’attenzione nazionale come esempio da imitare e il recedente Premio dell’Associazione Nazionale dei Critici Teatrali). L’indagine realizzata dalla Fondazione Fitzcarraldo di Torino registra nel triennio 2010/2012, a fronte di un investimento regionale di circa 2 milioni di euro, un valore delle attività realizzate pari a 3milioni di euro, con un moltiplicatore di efficacia del 50 per cento. Le residenze pugliesi hanno assicurato alle proprie comunità quasi 4.000 giornate di apertura al pubblico, con una media/mese di 13 giornate (a fronte dell’utilizzo precedente che non superava le 4 giornate/mese) per circa 103.500 frequentatori delle attività proposte, di cui oltre il 61 per cento rappresentato da pubblico under 30. Nelle attività di residenza sono stati occupati 264 lavoratori (artisti, tecnici e organizzatori), di cui il 54 per cento under 35, per circa 19.000 giornate lavorative dichiarate agli Enti previdenziali, impiegando quasi il 70 per cento delle risorse a disposizione in favore dell’occupazione nel settore.
Circuito D’Autore è una rete di 20 sale cinematografiche, che ha promosso la qualità e l’autorialità del cinema italiano ed europeo attraverso proiezioni di pellicole d’autore, incontri con i registi, progetti con le scuole, rassegne cinematografiche in lingua originale e la pubblicazione di una rivista bilingue di cultura cinematografica. Un’indagine condotta nel 2012 dall’Istituto Piepoli ha consentito di monitorare la soddisfazione del 94 per cento degli intervistati rispetto alla programmazione offerta e di come, attraverso il circuito, siano state salvate sale destinate alla chiusura, per la crisi del mercato cinematografico.
La Commissione Europea (CE) nella Comunicazione al Parlamento Europeo, al Consiglio, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni (COM(2012) 537 del 26/09/2012) cita la Puglia come unico esempio italiano fra quei territori (Stati, Regioni e Città) che “sono stati abili nello sfruttare al massimo il potenziale straordinario dei settori creativi e culturali per la promozione dello sviluppo economico e hanno elaborato progressivamente strategie ad hoc”.
Il primo “policy document” europeo interamente dedicato alla cultura è stato l’Agenda europea della cultura (2007), seguito dal “Libro Verde sulle ICC” (2010) in cui le imprese culturali e creative (ICC) sono individuate come un settore ad alto potenziale di crescita, fonte di innovazione socio-economica e elemento di soft power attraverso cui l’Europa potrebbe e dovrebbe rafforzarsi a livello globale. All’interno delle ICC si distinguono tre settori, alimentati in diverso modo dalla cultura come “imput di produzione”: le cosiddette core arts (patrimonio culturale/arti visive/spettacolo), le industrie culturali (audiovisivo/editoria/industria musicale e cinematografica/ videogiochi) e le industrie creative (architettura/design/pubblicità).
Soprattutto per l’Italia, adottare il riferimento alle ICC si tradurrebbe nel superamento della logica binaria “cultura uguale conservazione” e “cultura uguale turismo”, che tanta responsabilità ha avuto nella stagnazione del sistema culturale e nel mancato avvio del processo di cambiamento. Bisogna considerare che le ICC poggiano su una fortissima componente territoriale, poiché si tratta, soprattutto per le core arts (patrimonio culturale/arti visive/spettacolo), di attività che ruotano attorno alle peculiarità culturali di comunità che si aggregano, crescono e maturano all’interno di determinati territori. Sono perciò le Città e le Regioni che possono facilitare i processi di scambio necessari a una produzione culturale e creativa basata sulla conoscenza piuttosto che sulle risorse materiali.
Nel Parere sui Settori culturali e creativi per la crescita e l’occupazione, espresso dal Comitato delle Regioni il 30 maggio 2013 (EDUC-V-029), si accoglie con favore la citata Comunicazione della CE (537 del 26/09/2012) e si ribadisce come la cultura sia “uno strumento per lo sviluppo locale e regionale… capace di generare crescita e occupazione e di promuovere l’innovazione”.
La sfida davanti al settore dello spettacolo è, nella nuova programmazione ancor più che nella precedente, quella di essere capaci di elaborare programmi credibili (dettati dalla ragionevolezza degli obiettivi e degli strumenti attivabili), animati da una visione (capaci cioè di lungimiranza, di permanenza dei risultati). E se la lungimiranza ha bisogno di una “visione” di politica culturale che sappia fare le scelte che il futuro ci impone, la ragionevolezza necessita di competenze artistiche e culturali, che costituiscono un elemento centrale dell’intero sistema di istruzione e che non sempre coincidono con i cosiddetti “equilibri politici”. Sulla base dell’esperienza pugliese di questi anni, si segnala quanto sia stato importante e decisivo per il raggiungimento di risultati di crescita, l’attivazione di un protocollo di attenzione al sistema e ai suoi cambiamenti, accompagnato da una pratica di attuazione, certa nei modi, nei tempi e nelle verifiche.
L’attenzione, che a volte si è trasformata in ammirazione, mostrata dalle istituzioni e dagli operatori italiani e stranieri nei confronti dell’esperienza pugliese di questi anni, induce ad una considerazione sulla cosiddetta questione meridionale nel settore dello spettacolo. Nell’ultimo ventennio, questo Paese ha sofferto, tra l’altro, di quella che, con un eufemismo, si potrebbe definire “disattenzione” nei confronti della cultura e del sistema dello spettacolo. Una disattenzione che rimanda a due questioni più generali del Paese: la prima, quella della prevalenza dei “politici” sulla “politica”; la seconda, quella relativa al primato, da parte degli operatori, della domanda di politiche culturali (e sovvenzioni) sulla pretesa di attuare gli obiettivi proclamati. Mancata attenzione contraddistinta da assenza di lungimiranza e di ragionevolezza, che, se praticate, avrebbero potuto guidare il riassetto del sistema culturale e il riequilibrio della creatività nazionale.
 
Ancora Silvia Godelli, nel già citato articolo per «Italianieuropei» scrive:
La Puglia pensa che gli orizzonti segnati dalla Comunità Europea, che indica tra le prospettive strategiche di Europa 2020 l’economia della creatività, siano una cosa seria, li ha anticipati, sperimentati e messi in pratica, e crede fermamente  che questa dimensione possa alimentare obiettivi quali lo sviluppo qualitativo del territorio, la civilizzazione delle relazioni sociali, e un vero e proprio “comparto produttivo”, dinamico e competitivo, all’insegna di una “economia della cultura e della creatività”  moderna e innovativa. Nel rapporto costi/benefici, ora che già un bilancio è possibile farlo, i secondi superano di gran lunga i primi, e hanno portato a maturazione in breve tempo degli obiettivi di crescita territoriale che erano latenti, ma molto concreti, nonché un discreto incremento occupazionale, diretto e indiretto. In realtà spendiamo poco, una media di circa 13/14 milioni per anno, in gran parte alimentati da fondi comunitari derivanti dall’Obiettivo Convergenza. Naturalmente sappiamo che tali finanziamenti straordinari cesseranno a partire dal 2013, ma contiamo nel frattempo di consolidare il sistema e di renderlo, se non autosufficiente (investire in cultura dovrà restare comunque una scelta della Pubblica Amministrazione, perché significa investire sul capitale umano), perlomeno stabile vitale e competitivo, e comunque generatore anche di entrate. Insomma, niente assistenzialismo; per farla chiara, sin dall’inizio si paga il biglietto dappertutto, nulla è gratuito e tutto è fondato su qualità, organizzazione, sistemicità degli interventi.
Vale la pena riflettere sul fatto che per la prima volta nel Sud d’Italia è una Amministrazione regionale a farsi organizzatore di un sistema culturale pubblico. Questo è stato possibile anche a causa di una virtuosa alleanza con il complesso delle autonomie locali, a prescindere dalla collocazione politica di ciascuno e con un grande equilibrio nelle scelte territoriali.
Possiamo essere abbastanza soddisfatti: lieti di vedere che la Puglia cresce, con un valore aggiunto di civiltà; felici di constatare che si può fecondare il territorio con la cultura; orgogliosi di pensare che i giovani, le nuove generazioni, possano disporre di occasioni da cogliere, e possano trovare un nuovo briciolo di fiducia che li aiuti a guardare in avanti.
 
La Puglia ha annullato in questi anni il divario nello spettacolo fra Nord e Sud, azzerando i ritardi e le inadeguatezze degli anni ’90, interpretando con maggiore efficacia il profondo cambiamento del sistema dello spettacolo e innovando l’offerta culturale regionale. Il percorso fatto e i risultati conseguiti dimostrano l’inesistenza di una specifica questione meridionale nello spettacolo. Oggi esiste ed è grave la questione nazionale della serietà delle politiche culturali e, soprattutto, della concreta attuazione delle scelte che si dovranno fare. E’ di tutta evidenza ormai che nulla potrà essere esattamente lo stesso all’uscita da questa crisi, che non basterà più migliorare questo o quella parte delle regole che governano il settore culturale, perché bisognerà pensare e sperimentare un nuovo, inedito assetto, che andrà governato (e per governarlo è indispensabile che ognuno sappia ripensare alla propria funzione senza stolti arroccamenti sulla posizione conquistata). Se non lo si farà, il Sud ne pagherà ancora le conseguenze più alte.
(Versione aggiornata al 2 aprile 2014)
*Direttore artistico del Teatro Metastasio di Prato – Stabile della Toscana. Ha ricoperto numerosi incarichi di direzione in importanti teatri italiani (Teatro Metastasio di Prato, Teatro Eliseo di Roma, Teatro Politeama di Catanzaro, Teatro delle Briciole di Parma, CRT di Milano). Dal 2000 al 2002 direttore del Teatro Pubblico Pugliese, dal 1989 al 2000 ha lavorato nell’Ufficio Produzione e Organizzazione del Piccolo Teatro di Milano e prima all’ETI presso l’Ispettorato Eti-Sud (1972-1989). Ha pubblicato alcuni libri di management delle imprese dello spettacolo ed è stato docente, dal 2002 al 2006 di Organizzazione Aziendale dello Spettacolo presso il DAMS - Facoltà di Beni Culturali dell’Università di Lecce.



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