Sviluppo e spettacolo dal vivo

Pubblicato il 23/09/2014
Volendo dare una gerarchia alla connotazione dello sviluppo, è fuori da ogni dubbio che quella umana prevale su tutte le altre, al cui interno l’apporto culturale, ed in particolare l’attività teatrale, è strategica per la capacità di creare una molteplicità di opportunità di ascolto, confronto e dialogo.
I profondi cambiamenti che oggi stiamo vivendo, producono larghe trasformazioni per molte categorie importanti per il nostro vivere; pertanto non sono in discussione solo gli assetti economici, ma anche quelli della “economia sociale” o quelli della “solidarietà diffusa” con ripercussioni che abbracciano indistintamente, sia la dimensione locale che quella globale.
La cultura economica del 'dono' comincia, sia pure timidamente, a confrontarsi con quella arida e sprezzante del perseguimento della profittabilità ad ogni livello, ispirata al 'mercatismo'; del resto il decadimento di un welfare in fase di assoluta polverizzazione da un lato e la presenza di popolazioni in condizioni precarie di sopravvivenza, dall’altro, impongono rapide e profonde inversioni di tendenza.
La rappresentazione teatrale, in tutte le sue forme è sempre stata una attenta osservatrice di quanto si va delineando “intorno all’uomo” e “dentro l’uomo”, costituendo un solido punto di riferimento per capire cosa stesse succedendo.
J.W Goethe sosteneva, a tale proposito, che «il mezzo migliore per sfuggire il mondo è l’arte, il mezzo più sicuro per entrare in contatto con il mondo è l’arte».
L’esperienza culturale si trasforma così in una forma di conoscenza e consapevolezza, a ragione del grande apporto di socialità e questa è una capacità che il teatro ha sempre posseduto e si porta dietro da secoli. Del resto, come diceva il grande Shakespeare, osservando da vicino la vita anche «gli uomini stanno sempre recitando» e coglieva così l’essenza dell’esistenza umana: una apparenza continua e vorticosa che si trasforma in realtà e viceversa.
«Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti» (William Shakespeare).
Ma anche senza scomodare il grande drammaturgo e poeta inglese, peraltro capace di eccellere sia nella commedia che nella tragedia, anche oggi stiamo assistendo, con una diffusione sempre più larga, al cosiddetto "teatro di impresa”. L’arte in queste circostanze si unisce al business, portando a sintesi rappresentativa: competenze formative, organizzative, comunicative e promozionali all’interno delle aziende.
Tutto ciò serve anche a dare allo stesso teatro una dimensione di “impresa culturale”, in quanto alcune compagnie creano, producono e distribuiscono la propria rappresentazione; perdendo così quella connotazione di aziende no profit. In tal senso, si sta affermando un fabbisogno esplicitato in domanda, all’interno della nuova strategia di competitività, di un miglioramento del fattore umano che oltre ad essere legato al sapere tecnico, necessita sempre più di un supporto formativo e relazionale connesso alla “intelligenza emotiva” ed al “saper essere”.
Emerge una riaffermazione del legame che unisce il bisogno umano al teatro dal vivo che non è solo un luogo del divertimento, ma anche uno sviluppatore di consapevolezze, utili anche a scandagliare verità nel proprio contesto sociale, nella propria vita e nelle proprie emozioni, ed immaginare, in assoluta libertà, una positiva trasformazione di sé. Ibsen alla domanda “su cosa fonda una società di uomini” rispondeva senza esitare che «i fondamenti sono libertà e verità».
L’intrattenimento e la finzione ludica, elementi essenziali del teatro dal vivo, sono una trasmissione di conoscenze e sensazioni dal vivo che penetrano nelle coscienze degli spettatori, fornendo così all’attività teatrale anche una valenza etica.
C’è chi sostiene autorevolmente (Oskar Eberle) che il teatro è la prima arte dell’umanità e tutte le altre derivano da questa progressiva differenziazione; questo fa del teatro un meccanismo psichico che sopravviverà finché esisterà l’uomo. E questo in fondo dà ragione al grande Eduardo De Filippo quando diceva che «Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita».
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*Direttrice della Biblioteca del Consiglio regionale della Puglia "Teca del Mediterraneo".



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