Il Comitato “Bari teatro” come premessa ad un teatro stabile

Pubblicato il 09/10/2014
Tutto il mondo è paese. A Bari come a Parigi i piccoli teatri non riescono più a sopravvivere. Le cause sono molteplici. Non sono soltanto di natura economica (riduzione o annullamento delle sovvenzioni) e di natura legislativa (per l’applicazione di norme di sicurezza dei locali adibiti a spettacoli dal vivo), ma scaturiscono soprattutto dal mancato ricambio generazionale (presidenti e direttori che sono lì da una vita) e di repertorio.
Il Comitato Bari Teatro (1971-74), anticipando i tempi, ebbe l’intuizione di fon dare un Teatro stabile che promuovesse sia il ricambio generazionale sia il repertorio pugliese, come espressione drammaturgica di una regione che cerca tuttora una sua autonomia artistica. Teniamo presente che la Puglia ha dato al teatro nazionale e internazionale artisti come Carmelo Bene e Eugenio Barba, i quali però sono stati costretti ad emigrare per dimostrare le proprie capacità di sperimentazione e innovazione.
Il Consorzio teatro pubblico pugliese, fondato nel 1979 per iniziativa di chi aveva animato il Comitato Bari Teatro, ha a disposizione il più grande circuito di distribuzione in Europa con circa 50 comuni aderenti. Con una semplice applicazione di mercato, immaginiamo che un Teatro stabile regionale puglie se produca uno spettacolo dal vivo e lo faccia viaggiare nel circuito consortile con una possibilità di un centinaio di repliche. Si otterrebbe un duplice risultato: un primo incasso anticipato dalla campagna abbonamenti e un secondo incasso ottenuto dallo sbigliettamento serale. Questo comporta, secondo la scienza economica, sia un finanziamento diretto sia una notevole capacità di ammortamento delle spese di produzione e di distribuzione.  Sembra l’uovo di Colombo. Ma questa possibilità non è stata mai presa in considerazione né dai politici né dagli operatori culturali in tutt’altre faccende affaccendati.
Eppure nella seconda metà del secolo breve il flusso migratorio dei talenti pugliesi si è attenuato e alcuni autori, attori, registi, scenografi, musicisti, organizzatori e tecnici hanno tentato un radicamento nella propria terra d’origine.
Il quadro per la valorizzazione di queste professionalità artistiche non può che essere la costituzione di un Teatro pubblico di nuova formula, stabile di nome e dinamico di fatto, con la conseguenza però di rendere necessaria una dura selezione. Per evitarla, si è formata una situazione di stallo, che or mai si protrae da decenni e che paradossalmente non prende in considerazione la vera fonte dello spettacolo dal vivo: l’afflusso del pubblico che col tempo è uscito dal torpore televisivo, è cresciuto e maturato e che dovrebbe essere premiato con l’allestimento di opere di qualità e novità.
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*Tra gli autori pugliesi più rappresentati a livello nazionale, ha partecipato alla fondazione del Cut Bari, del Piccolo Teatro di Bari, del Consorzio del Teatro Pubblico Pugliese e del Comitato “Bari Teatro”. Numerosi i registi che lo hanno rappresentato a livello nazionale e internazionale. I suoi testi sono stati pubblicati in varie collane e riviste e raccolte da ultimo in due volumi: Opere (Spirali 2008) e Nuove opere (Sentieri meridiani 2013). Ha voluto rendere fruibile il suo Archivio privato donandolo alla Teca del Mediterraneo nel 2010.


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